Monitoraggio entomatico nella Biblioteca degli Uffizi

Il nostro intervento a difesa degli oltre 74 mila volumi presenti nella storica biblioteca di Firenze

Antonio Magliabechi è l’eclettico erudito, bibliofilo e bibliotecario dei granduchi medicei di Toscana a cui si deve la nascita della Biblioteca degli Uffizi. Alla sua morte lasciò un’eredità di circa 30.000 volumi alla città di Firenze, che in questo modo ebbe la sua prima biblioteca pubblica. I volumi vennero sistemati all’interno dell’antico teatro degli Istrioni, allestito per l’occasione da Giovani Battista Foggini, un architetto della corte medicea. Inaugurata nel 1747, la biblioteca divenne ritrovo di accademici fiorentini e di illustri esponenti della cultura internazionale. Nel 1935 tutti i volumi vennero trasferiti nella nuova sede della Biblioteca Nazionale Centrale in Piazza Cavalleggeri; nel 1998 queste preziose opere trovarono la loro sistemazione definitiva nel settecentesco salone Magliabechiano. Oggi la biblioteca custodisce importanti documenti storici della Galleria degli Uffizi e dei Musei Fiorentini: dai carteggi di artisti ed antiquari, ai documenti che consentono di ricostruire la provenienza dei beni di collezioni museali.

All’interno di questo importante luogo di storia e cultura, il Centro Italiano Antitarlo ha messo in atto un programma di monitoraggio entomatico per verificare la presenza di tarli, al fine di tutelare le opere conservate e di ridurre nel tempo gli interventi di restauro.

Per eseguire il monitoraggio, abbiamo installato delle lampade elettroluminose con trappole collanti. I raggi UV emessi negli ambienti sono stati direzionati verso l’alto, a tutela dei beni esposti. In seguito alla registrazione della presenza di un esemplare di tarlo all’interno del laboratorio, abbiamo attuato il monitoraggio entomatico con rilievo di segmenti incrementali: le sezioni di alcuni manufatti sono diventate segmenti di controllo che, in una fase successiva, sono state esaminate per evidenziare la presenza di eventuali fori di sfarfallamento ed eventuali focolai attivi di infestazione.

Questo tipo di analisi è di fondamentale importanza per la conservazione di tutti i beni culturali: solo in questo modo si prevengono trattamenti antitarlo più invasivi e drastici interventi di restauro.

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